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hands of two ladies together

Dopo aver lavorato alcuni anni con Giovani con una Missione in Brasile, Jaki è venuta in Italia insieme al suo marito, per lavorare con OM. Uno delle prime cose da fare è ovviamente imparare l’Italiano. Oltre ad essere una preparazione pratica, si rivela essere una preparazione spirituale ed anche una prima occasione per essere uno strumento nelle mani di Dio. Jaki racconta:

“Negli ultimi mesi, ho frequentato una scuola di lingua italiana, un ambiente multiculturale dove ho avuto l'opportunità di vivere esperienze intense e trasformative: la mia immersione nella cultura italiana e il contatto diretto con altre culture, in particolare quella musulmana. Ancor più che imparare una nuova lingua o adattarmi a nuove abitudini, questo percorso mi ha permesso di condividere un amore più grande di tutte le lotte e difficoltà.

Ho ascoltato storie di persone che hanno lasciato tutto alle spalle, affrontato l'impossibile e sono arrivate fin qui in cerca di una vita migliore.

Ho conosciuto immigrati provenienti da paesi devastati dalla guerra e dalla miseria, sognando un nuovo inizio. E, ancor prima di arrivare qui, molti di loro hanno affrontato prove che pochi di noi possono anche solo immaginare.

La storia di B. mi ha segnato profondamente. Ha trascorso 15 giorni in mare, lottando contro la fame, la paura e l'incertezza. Durante la traversata, ha visto persone accanto a lei perdere la vita. È sopravvissuta, ma, giunta a Lampedusa, ha incontrato una nuova sfida: la mancanza di accoglienza e la difficoltà di ricostruire la propria esistenza in una terra che, spesso, non la vedeva come un’uguale. Il suo sguardo porta i segni di ciò che ha vissuto, ma anche una forza silenziosa che mi fa riflettere su cosa significhi veramente avere speranza.

In queste conversazioni, in questi scambi di storie, ho capito quanto siamo piccoli di fronte ai dolori del mondo, ma anche quanto possiamo essere strumenti di accoglienza e amore. Ho scoperto culture diverse dalla mia, tradizioni ricche, modi di vedere la vita che non avevo mai immaginato. Soprattutto ho scoperto che, anche nei momenti più difficili, c'è un Dio che vede, che ascolta, che si prende cura. Un Dio che era con B. in mare e che è con ognuno di questi immigrati nel loro duro cammino e che è con me, insegnandomi attraverso queste esperienze.

Costruendo amicizie con piccoli gesti e poche parole, posso presentare questo meraviglioso Dio, l’unico capace di portare luce nelle tenebre più profonde e speranza nelle battaglie della vita. Lui accoglie, Lui perdona, Lui ama.”

Accogliere stranieri e rifugiati

In che modo potresti essere una persona accogliente per gli stranieri nel tuo ambiente?
Vieni a fare pratica in uno dei viaggi missionari nei campi per rifugiati, per esempio in Polonia. 
 

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